Volontariato

PARTIRE PER UN’ESPERIENZA DI VOLONTARIATO

Cooperare nell’ambito del volontariato umanitario significa mettere a disposizione dell’Altro il proprio capitale umano: vivere un’esperienza diretta di questo tipo è un’occasione di crescita personale preziosa, che implica la capacità di mettersi in gioco e di essere in grado di adattarsi alle diverse situazioni.

I volontari provengono da Svizzera, Italia e da altre nazioni europee, con titoli di studio e/o percorsi professionali che fanno parte dell’ambito educativo e/o medico. Ciò non toglie che chiunque arrivi da percorsi scolastici e lavorativi differenti non possa portare un grande contributo alla missione, anche grazie ad uno sguardo esterno. 

Requisiti per poter diventare volontario:
–  Avere compiuto 18 anni;
– Una permanenza minima di 15 giorni, ad eccezione del periodo estivo, da giugno a settembre, per cui è richiesta una permanenza minima di 21 giorni.


TESTIMONIANZE E RACCONTI

Riflessione di Viola

“Raccontare la Grecia, raccontare il microcosmo in cui si vive a Kerapsies mi ha chiesto tutte le forze emotive che ho in corpo. Quando Ale, un volontario di Aletheia che era con me l’ultimo giorno, mi ha chiesto di racchiudere in una parola tutto quello che sentivo, sapevo cosa rispondere: spartiacque. Spartiacque perché c’è un prima e un dopo, perché nel prima sei agitata, sei tesa, hai voglia di metterti in gioco e di fare, di conoscere e soprattutto capire la realtà che sei abituato a vedere nei giornali. Nel mese passato a Corinto mi sono immersa in storie che partivano dall’Uzbekistan, in sguardi intensissimi che raccontavano la voglia di andare avanti, di proseguire verso lidi più sicuri. Ho incontrato persone che avevano più da insegnare a me, che io a loro. S., una donna siriana, e T., suo marito, hanno insegnato a tutti noi volontari che la gioia di sedersi a una tavola e mangiare tutti insieme prescinde da lingua, religione o nazionalità. Ho conosciuto F., una ragazza afgana bravissima a giocare a calcio. Ho incontrato E. e O., ragazzi iraniani che mi hanno insegnato tutto sui motori delle auto tedesche e sulle canzoni di Enrique Iglesias; ho incontrato Z., un ragazzo curdo che mi ha insegnato a fare la pizza.Perché alla fine condividere significa essere presenti, essere lì per l’altra persona, prendersi cura l’un l’altro senza gerarchie.E poi c’è il dopo. Quando torni capisci l’importanza della comunità in ogni ambito e situazione della vita. Capisci che l’importante è coltivare le relazioni umane in ogni loro aspetto. E soprattutto ti viene la voglia di tornare subito a Corinto per vivere di nuovo al fianco dei volontari e di tutte le ragazze e i ragazzi del campo.”